Roberto Liberati apre il secondo episodio della seconda stagione di C’è Pasta per Te. Macellaio di terza generazione, titolare di Bottega Liberati (Roma, attiva dal 1963), Roberto si definisce “interfaccia tra allevatori e clienti”. E non è una frase fatta.
In questo episodio si parla di filiera corta e consumo consapevole, di tagli dimenticati e sensi che non mentono. Ma anche di un percorso personale fatto di studi di architettura, macrobiotica orientale e un ritorno consapevole in bottega dopo dieci anni da vegetariano. Il primo boccone? Un pezzetto di prosciutto che ha riaperto la stalla del nonno nella memoria. Un viaggio alla Ratatouille, ma vero.
Roberto racconta la gavetta da bambino dietro al banco a sette anni, la ricerca di allevatori etici nel Lazio, il rapporto speciale con i grandi chef (da Mazzo a Il Pagliaccio, passando per Gabriele Bonci e le sue sperimentazioni pazze). E spiega perché uno dei suoi migliori clienti è non vedente: olfatto e gusto non mentono mai. La carne buona si riconosce prima di vederla.
Una conversazione senza filtri: gli allevamenti intensivi, l’equilibrio tra etica e territorio, la filosofia del “mangiare dove sei”. E sì, anche la storia del maiale castrato di 450 kg nell’Oltrepò Pavese. Perché la ricerca non ha limiti quando c’è passione.
Un episodio concreto, profondo, che sfida luoghi comuni e apre lo sguardo su un mestiere antico che è anche fortissimamente contemporaneo.
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