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Marco Radicioni, ogni notte alle 2:10, ricomincia la sua caccia al fiordilatte perfetto.

La sua non è stata una storia lineare: quindici anni da cameriere, poi una ditta di pulizie che adorava perché gli permetteva di lavorare senza contatto con le persone. Dopo ancora, il culturismo. Un’ossessione per il corpo che lo porta ad aprire una palestra tutta sua. Le calorie diventano un’unità di misura della vita: carboidrati e proteine sempre presenti sullo sfondo dei pensieri. In tutto questo, il gelato è lo sgarro assoluto: veloce, compulsivo, persino comodo perché non lo devi masticare.

La notte, per lui, è il momento in cui le idee viaggiano leggere tra il cervello e il cielo: più il mondo dorme, più quelle idee sembrano scegliere lui. Ed è lì che ogni mattina ricomincia l’ossessione che lo accompagna da anni: trovare il fiordilatte perfetto. Non l’ha mai trovato, e forse è proprio questo che lo tiene in gioco. Perché se un giorno lo trovasse, il gioco finirebbe.

Tutto ciò che ha costruito, lo ha fatto pensando a se stesso, al peggior cliente possibile. Zuccheri bassi, grassi bassi, ma una ricerca maniacale della precisione. Perché, ci tiene a dirlo, le gelaterie non sono farmacie: il gelato non risponde a un bisogno, lo supera. È desiderio, ricordo, libertà.

Suo padre lo portava a pranzo fuori col gelato. Non in trattoria, non in pizzeria. Gelato. E forse è lì che tutto trova un senso: per Marco Radicioni, mangiare col gelato non è un capriccio. È la vita.

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