Filosofia in tasca, farina sulle mani. Flavio Tallone è il panificatore che non voleva fare il panificatore. Ex sindacalista, giornalista mancato, lettore di Kant e Spinoza, un giorno ha smesso di cercare il senso delle cose nei libri per trovarlo nel forno. Così nasce Forno da Milvio, nel quartiere Monti di Roma, in piena pandemia e con parecchia incoscienza.
“Non ho mai avuto il senso del pericolo economico,” racconta. “Ma se riesci a capire la Critica della ragion pura, puoi capire pure come si fa il pane.” È un modo per dire che certe verità, alla fine, si scoprono solo impastando.
Da allora, il forno è diventato un esperimento sociale e umano: un luogo dove il pane si fa con lentezza, sarcasmo e un filo di politica. Perché per Flavio, ogni pagnotta è una presa di posizione.
“Il pane è la storia dell’uomo,” dice. “E anche se oggi costa 6,50 euro al chilo, dentro ci sono ventiquattro ore di attenzione.” Nel suo sguardo ironico e affilato convivono un’anima da artigiano e la lucidità di chi ha studiato sistemi complessi. Tra lievito madre e citazioni di Spinoza, Flavio parla di manualità come meditazione: “Fare il pane è un atto quasi religioso. Ti ritrovi in silenzio, tra i rumori bianchi del laboratorio, e per un attimo tutto torna al suo posto.”
In bottega lo chiamano “il filosofo del quartiere Monti”, ma lui preferisce definirsi un uomo normale con la schiena a pezzi e un forno da gestire. Quando gli chiedono che pasta è, risponde senza esitazione: linguine al limone. “Acide, un po’ dolci, con parmigiano e pepe. Come la vita, in fondo.”
Tra una battuta e un’infornata, Flavio Tallone continua a fare del pane un modo per pensare — e di ogni pagnotta, un piccolo atto di libertà.
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