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Eleonora Siddi e il lato nascosto del food.

Quando si parla di ristorazione, spesso si tralascia un aspetto nascosto eppure fondamentale del mondo del food: la comunicazione. Anche il ristorante più stellato del mondo sarebbe niente senza una buona strategia comunicativa. Lo sa bene Eleonora Siddi, che con impegno, dedizione e tanta passione gestisce uno degli uffici stampa più quotati nella scena romana.

Cosa rende il suo lavoro così speciale? Il fatto che lei ami il buon cibo e che sin da piccola abbia dedicato gran parte del suo tempo libero a sognare e ricercare ristoranti speciali in cui trascorrere attimi indimenticabili.

Eleonora Siddi, il lato nascosto del food: la comunicazione

Ciao Eleonora, ci parli di te?

Sono laureata in scienze della comunicazione. Dopo le università ho iniziato a lavorare per varie aziende, ma mi sono resa conto che non era il mondo che mi piaceva. Un giorno per caso sono venuta a conoscenza che una scuola di cucina stava cercando una persona che si occupasse di tutta la parte organizzativa. Ho deciso di lasciare il lavoro da dipendente per collaborare con questa scuola di cucina, che mi ha dato l’opportunità di entrare nel mondo della ristorazione. Ho capito così che era quello il lavoro che mi piaceva. Da quel momento ho conosciuto tanti chef, tanti nomi importanti della ristorazione. Ho iniziato così.

Come ti sei avvicinata al mondo della ristorazione?

Ho sempre avuto la passione per il mondo del food. Già da piccola ricordo che aspettavo con ansia il weekend, perché la domenica andavo a pranzo fuori con tutta la mia famiglia. Era il momento più atteso e felice per me. Mi piaceva proprio andare al ristorante, pranzare fuori.

Nessuno nella mia famiglia si occupa di food, è una passione tutta mia. Dopo aver iniziato a collaborare con la scuola di cucina, a circa 30 anni mi sono iscritta ad un corso professionale di pasticceria ed ho lavorato per alcune Bakery romane.

Mi sono presto resa conto che non ero così portata da farne la mia professione e quindi ho deciso di dedicarmi all’organizzazione di eventi food. Mi sono occupata di eventi importanti come “This is food” alle Officine Farneto o “Excellence”.

Queste esperienze mi hanno dato modo di iniziare a conoscere coloro che ruotavano intorno al mondo del food ed a creare nuovi progetti. Al tempo lavoravo per alcune agenzie, ma ho deciso di mettermi in proprio e di inventarmi un “nuovo lavoro” tutto mio. Non è stato semplice, avevo pochi clienti, ma investivo moltissimo tempo nel seguirli. La gavetta è stata dura, per entrare nel giro ed affermarmi ho dovuto usare tutta la costanza e l’impegno che avevo.

All’inizio avevo due clienti, poi sono diventati cinque e via via sono cresciuti sempre più. Io ho sviluppato un mio metodo di lavoro ed ho iniziato a selezionare coloro con cui collaboravo. Mi occupo solo di clienti notiziabili, ovvero di coloro che abbiano realmente qualcosa da dire.

Il rapporto di collaborazione è una scelta reciproca, io scelgo il cliente ed il cliente sceglie me, decidendo di richiamarmi per propormi sempre nuovi progetti. Cerco di occuparmi solo di progetti che mi piacciono con persone che mi piacciono. Apprezzo chi è appassionato del proprio lavoro e ci mette l’anima.

Ufficio stampa: non solo comunicazione, ma vero sostegno

Cosa fa un ufficio stampa?

Il lavoro di ufficio stampa non è una pubblicità e questo spesso viene frainteso. È un percorso di costruzione dell’identità del locale o dello chef rappresentato.

Prima di tutto bisogna mettere per iscritto il racconto del progetto da comunicare. Faccio un’intervista allo chef o al pasticcere e creo un comunicato stampa. Cerco messaggi da comunicare. Spesso mi occupo di nuove aperture e quindi non ho problemi a trovare notizie da dare. Se così non fosse, la notizia è da inventare insieme al cliente. È come se fossi una venditrice di notizie. Fatto questo, si crea il press kit (notizia, menu e foto).

Le foto hanno un ruolo importantissimo nel mondo della comunicazione, è importante far capire al cliente che le immagini hanno un valore fondamentale. Le foto valgono almeno il 50% del successo di una buona comunicazione.

Il press kit viene inviato al mio database dei contatti stampa, che si occuperanno poi di divulgarlo. I giornalisti vengono poi coinvolti con inviti personalizzati o eventi stampa di presentazione. Per ogni cliente bisogna individuare il canale giusto di comunicazione ed i contatti che potrebbero essere maggiormente interessati. Non per tutti si fanno le stesse cose, ogni cliente ha un messaggio personale da comunicare e modalità proprie per farlo. Ci vuole anche una certa empatia.

Non offri al cliente solo un supporto tecnico dunque, ma un vero e proprio sostegno anche a livello personale.

Negli anni il mio carattere – apparentemente – mite mi ha aiutato. Cerco di essere paziente e comprensiva, i ristoratori hanno bisogno di un supporto a 360 gradi. Spesso hanno bisogno di confidarsi, chiedono consigli, parlano delle proprie preoccupazioni. Cerco di rassicurarli, di comprendere, a volte faccio da moderatrice.

Il COVID ha messo in difficoltà molti ristoratori, spesso i miei clienti mi hanno chiamato per un supporto psicologico. Lì bisogna essere in grado di cercare di mantenere la calma e dare consigli utili.

Negli ultimi anni, grazie al passaparola, i clienti sono aumentati moltissimo. Spesso sono proprio gli chef o i ristoratori con cui ho collaborato che mi segnalano a qualcuno o mi ricontattano. Oggi come oggi, devo dire che ho un giro di clientela continuativo che mi dà soddisfazione e lavoro.

Il mio lavoro si è evoluto. Mi sono strutturata. Spesso i clienti si rivolgono a grandi agenzie, grandi nomi, ma non hanno qualcuno con cui parlare, un referente al quale rivolgersi. I clienti mi chiamano e mi scelgono perché sanno che hanno davanti una persona che risponde alle loro domande e che sa dare spiegazioni, qualcuno con cui interfacciarsi, per loro è molto importante. Nell’ultimo anno, vista l’enorme richiesta, mi sono avvalsa di collaboratori e l’attività si sta ampliando.

Come il Covid ha cambiato la comunicazione nel food

In che modo il Covid ha cambiato il mondo della comunicazione e dunque anche il tuo lavoro?

Il Covid ha ridimensionato il settore della comunicazione. Ci ha fatto capire l’importanza di comunicare in prossimità e non solo a livello internazionale. Bisogna cercare di dare visibilità sul territorio. Ha ridimensionato anche i costi: le proposte oggi devono essere misurate in base alla disponibilità dei clienti. E’ cambiata la velocità delle richieste. Prima c’era una programmazione, ora capita che ci sia da comunicare al volo un’apertura o una chiusura straordinaria. Il flusso di comunicazione è totalmente diverso ed anche i messaggi da trasmettere.

Durante il lockdown ho continuato a lavorare ed a garantire la copertura, compatibilmente all’attività dei miei clienti. Si è parlato molto di delivery e di asporto. Quando si è passati alla zona gialla ci siamo focalizzati sul pranzo. Noi uffici stampa abbiamo cercato di aiutarci a vicenda. Non sono escludente nei confronti dei miei colleghi, ho uffici su Roma con i quali cerco di fare rete per alcuni progetti. Cerchiamo di interfacciarci e c’è uno scambio.

Non metto mai me stessa, il mio volto, in prima linea. Cerco sempre di dare maggiore visibilità al volto o al prodotto del mio cliente. E’ lui che mi paga e cerco di far parlare di lui, non di me.

Che caratteristiche deve avere un ristorante affinché la sua comunicazione sia efficace?

Un ristoratore per avere una comunicazione efficace deve avere le idee chiare, ma deve sapersi anche affidare, farsi consigliare. Ci vuole accuratezza nella scelta delle immagini e dei social media da utilizzare. La comunicazione del ristorante è composta da una serie di fattori fondamentali: l’identità del progetto, il proprietario, la cucina, i canali che si utilizzano per comunicare, il passaparola. Sono tanti piccoli tasselli che determinano il successo di un ristorante.

La comunicazione deve essere tempestiva e chiara (sui social deve essere presente il menu, devono essere specificai gli orari di apertura, ecc.). Ci deve essere una linea comune tra proprietario, chef, ufficio stampa, affinché si possa stabilire una comunicazione integrata.

Il mondo di Eleonora

Torniamo a parlare di te. Cosa ti piace mangiare?

Mi piacciono il salato ed il dolce in egual misura. Amo la cucina di sostanza. Chi fa questo lavoro deve conoscere la ristorazione gourmet, la ristorazione stellata, perchè se vuoi far parte di questo mondo devi conoscere ciò che ti sta intorno. Per curiosità, professionalità ed ambizione di conoscenza vado a provare tutto. Preferisco però la cucina tradizionale, mi piacciono i piatti in cui le materie prime sono riconoscibili, senza troppe sperimentazioni.

Mi piace andare nei posti dove conosco le persone, dove il proprietario o lo chef mi salutano e mi accolgono con un sorriso.

Mi piace molto mangiare ed andare nei ristoranti. Buona parte del mio lavoro è fare test di ristoranti ed investo quasi la metà dei miei soldi per girare per locali come cliente. Giro molto per cercare locali stellati che non conosco o per provare nuovi chef. Investo tempo e denaro nella mia passione. Quando devo andare in vacanza cerco sempre ristoranti e pasticcerie da provare.

Cerco sempre di essere aggiornata sulle tendenze del mondo del food. Mi piace l’estetica del piatto. Questa attenzione si riscontra soprattutto nella pasticceria, perché un dolce oltre che buono deve essere bello. Trascorro molte ore alla ricerca di tendenze e studio l’estetica nella ristorazione sia dolce che salata.

Come ti vedi in futuro? Pensi che questo sarà il tuo lavoro negli anni a venire?

Assolutamente sì. Non sono una grande agenzia, sono una persona che ama questo lavoro, lo faccio per passione. Ci impiego veramente tanto tempo, dalla mattina alla sera. Quasi tutta la mia giornata è dedicata a questo. Penso al mio lavoro sempre, anche quando dormo. C’è chi conta le percorelle, invece io penso ai contatti che ho nel mio prezioso database.

Penso che farò sempre questo lavoro perchè mi piace davvero ed è una grande fortuna. E’ molto sacrificante, ma lo faccio con piacere. Mi sono fatta da sola, ho costruito il mio lavoro, ed ho intenzione di strutturarmi sempre più.

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