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Col Salento in valigia e il cuore nel cibo: Alessandra Ferramosca

Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di partecipare alla presentazione di una nuova proposta culinaria del ristorante “Cuochi e Pescatori” di via del Porto Fluviale 7/D, nel cuore del quartiere Ostiense a Roma

L’imprenditrice di Lecce Lorella Ciullo, per ampliare la proposta e il menu del suo locale, sceglie di far salire a bordo Alessandra Ferramosca: Cuoca Itinerante Salentina!

Da questo incontro nasce “Il mare nel panino”, nuova proposta di pesce selezionatissimo, per tutte le tasche, che incontra sapori di diversi territori.

Noi abbiamo avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con Alessandra!

Alessandra nasce in Salento, a Maglie, in provincia di Lecce. Inizia il suo percorso professionale come direttore marketing di un’azienda casearia salentina, curava strategia di vendita e comunicazione. Poi si dedica per un periodo alla sua famiglia e alla soglia dei suoi 40 anni, prende il toro per le corna e si dice: “Non posso non coltivare ciò che da sempre ho desiderato, unisco la formazione professionale al mio amore per il cibo ed invece di comunicare gli altri, posso comunicare me stessa!”

La passione è diventata un lavoro.

Da dove nasce questa idea del panino col pesce?

Il panino col pesce è un abbinamento che  esiste da tempo non solo in Puglia ma anche in Sicilia e in Spagna. Solitamente i panini col pesce “porta fuori” sono l’espressione delle proprie origini, la mia idea , invece, è stata quella di girare questo concetto, non esportare il Salento a Roma, ma far sposare i prodotti e le tradizioni di due grandi realtà culinarie. 

Per esempio ho unito il polpo con il guanciale! Il tonno con i friggitelli e il paté di carciofi alla romana, le alici con  cacio e pepe… tutti abbinamenti che  mi hanno spinto sempre di più a credere in un’unione di sapori apparentemente lontani ma che insieme si completassero senza sovrapporsi.

Quando Lorella mi ha espresso la sua necessità di completare la  proposta gastronomica  di “Cuochi e Pescatori” , la cosa più coerente e bella da fare  era di   non imporre il Salento, ma creare una vera unione, dimostrare la propria riconoscenza alla città che ci ospita!

Quindi la valigia della cuoca itinerante salentina non è solo piena di Salento ma è una valigia che si riempie ad ogni tappa?

Assolutamente sì. Sono forte del mio territorio ma imporsi sempre potrebbe peccare di  presunzione,  invece l’unione  ha un appeal diverso, soprattutto all’ospite del ristorante, come una coccola. Cuoca Itinerante Salentina nasce sì per portare il Salento fuori ma anche per attingere ad altre culture gastronomiche, di altre regioni italiane ma anche altre nazioni. Solo così è possibile crescere.

Il web per te quanto è stato importante?

Uso i social solo ed esclusivamente per lavoro, e nel momento in cui mi sono presentata sul web ho subito avuto un ottimo riscontro. Questo mi ha fatto pensare che il mio percorso professionale effettivamente era un asset, le persone capivano che stavo vendendo un “format” e i brand ci hanno messo pochissimo a contattarmi.

Il social che utilizzi di più?

Mi sono affacciata da poco su Linkedin, ma un social che ho riscoperto davvero durante la quarantena è stato sicuramente Youtube! Ho ripreso a curare il mio canale e mi ha subito permesso di tornare a lavorare. Ho fatto tantissime dirette, video-ricette e questo mi ha permesso di mantenere il contatto con tutte le persone che mi seguivano e di farle avvicinare ancora di più a me. 

Food experiences e food tour con l’Accademia dei Volenterosi, come funziona?

È un’associazione che si occupa di valorizzazione e promozione del territorio,  spesso facciamo progetti in cui facciamo food tour ed educational dove ospitiamo giornalisti e vari realtà mediatiche in Puglia. L’anno scorso abbiamo realizzato anche due puntate di un programma Sky, insomma riusciamo a fare davvero tanti progetti grazie ai bandi della regione Puglia.

Chiudiamo con una domanda ormai di rito, la quarantena ci ha dimostrato davvero di quanto il cibo sia stata la centralità delle nostre giornate e dei nostri interessi… che cosa ci ha fatto capire?

Credo che questo abbia fatto percepire quando la nostra cultura sia basata sulla convivialità. Il fatto che le fami

glie volessero condividere costantemente il fare il pane, il fare la pizza. Abbiamo riscoperto una necessità. Abbiamo capito che noi comunichiamo anche – e tanto – così. Parlando di cibo ci sentiamo vicini, scambiandoci le ricette diventiamo amici!

Nei momenti difficili abbiamo il bisogno di condividere. Perché nasciamo per essere gruppo e la tavola è un gruppo incredibile!

 

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